2020: BigData&Privacy nella pandemia da Covid-19

Tutta Europa è stata impattata, e mentre l'Italia ha fatto da capo fila i nostri vicini hanno assistito passivamente al tracollo dei contagi italiani, ora tutti ci ritroviamo coinvolti nella stessa emergenza. 

Articolo di Rossella Avella

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Mentre nella Repubblica Popolare Cinese i contagi da Covid-19 stanno progressivamente scendendo (quasi nulli, ormai, al di fuori della provincia dell'Hubei), l'OMS dichiara ufficialmente pandemia.


Tutta Europa è stata impattata, e mentre l'Italia ha fatto da capo fila i nostri vicini hanno assistito passivamente al tracollo dei contagi italiani, ora tutti ci ritroviamo coinvolti nella stessa emergenza. Sembra di giocare a domino: Francia, Spagna, Germania ed anche i più silenziosi Paesi del Nord, tutti, nessuno escluso, sono stati intaccati. Eppure, non c'è ancora un unico protocollo di azione e difesa a livello Europeo quando si parla di sanità. Siamo in balia di decreti fatti su misura per ogni nazione e l'Europa, come ente sovranazionale, sembra aver girato le spalle, in particolar modo all'Italia. Intanto, mentre noi facciamo la conta di contagiati, ospedalizzati e morti, ci sono anche altre super potenze come il Regno Unito e l'America che stanno prendendo rapidamente misure contro il nuovo mostro del ventunesimo secolo.


In tutto questo marasma trapelano dettagli interessanti sulla macchina messa in piedi da Xi Jinping per frenare l'epidemia. Questi dettagli vedono la Cina pioniera delle nuove tecnologie e non più solo fabbrica del mondo.

É proprio la tecnologia la possibile arma vincente della Cina.

In queste settimane le cronache, infatti, ci raccontano di come i colossi dell'industria tech del Paese stiano svolgendo un ruolo di primaria importanza nella lotta al coronavirus. Quella del leader cinese è stata una vera chiamata alle armi! Del resto, sono trascorsi circa diciotto anni dall'ultima grande emergenza sanitaria che ha vissuto la Cina: la SARS. Anni in cui la nazione è cambiata radicalmente, diventando player principale in settori strategici come la gestione dei dati e l'utilizzo di software intelligenti.


PERCHÉ UTILIZZARE I BIG DATA IN QUESTA EMERGENZA E A COSA SERVONO?
All'appello di XI, colossi come Alibaba, Baidu e Tencent hanno reagito prontamente mettendo sul tavolo tutte le loro migliori innovazioni: Big Data, Intelligenza Artificiale, robotica e device connessi. In questa situazione eccezionale, si rivelano uno strumento insostituibile nella messa a punto di analisi in tempo reale della situazione epidemica, per il controllo e la gestione del contagio. Grazie all'utilizzo di Big Data, il governo ha intensificato il suo sofisticato e criticato sistema di sorveglianza, una sorta di Grande Fratello orwelliano, che vanta circa 200 milioni di telecamere di sicurezza installate in tutta la nazione[1]. Oggi lo stesso sistema viene utilizzato per far rispettare la quarantena ai pazienti infetti e per mappare i movimenti del virus, con telecamere intelligenti in grado di intercettare le persone che non indossino una mascherina, ma anche di effettuare una scansione termica real time così da individuare eventuali casi di febbre.
SenseTime, una delle principali società di AI in Cina, ha reso noto che un suo software di rilevamento della temperatura "contactless" è stato implementato nelle stazioni della metropolitana, nelle scuole e nei centri pubblici di Pechino, Shanghai e Shenzhen. La stessa società ha inoltre sviluppato una piattaforma in grado di riconoscere i volti, anche se i cittadini scansionati indossano le mascherine. Alibaba, invece, ha sviluppato un nuovo sistema di diagnosi del Covid-19 basato sulla AI che permette di rilevare i nuovi casi di coronavirus con un tasso di accuratezza fino al 96% in soli 20 secondi [2], quindi abbattendo notevolmente i tempi di attesa dei tradizionali tamponi. Inoltre, le forze di polizia della città di Chengdu utilizzano caschi intelligenti in grado di misurare la temperatura di chiunque, entro un raggio di cinque metri.

Ma è lo smartphone il dispositivo cardine, in questi giorni di emergenza.

Grazie ad alcune applicazioni, i cittadini cinesi e le autorità stanno affrontando questa storia in modo molto più organizzato. Alipay Health Code (sviluppata dal colosso Aliaba) assegna ad ogni cittadino un colore: verde, giallo o rosso a cui corrispondono misure di quarantena o limitazioni più o meno struggenti della libertà di movimento. Anche Tencent, la holding che sta dietro alla popolare app di messaggistica WeChat (la più diffusa in Cina), ha lanciato una cosa simile basata su un codice QR. La app si chiama "close contact detector" e avvisa gli utenti se entrano in contatto con un potenziale cittadino portatore di virus. Il maggior operatore telefonico del Paese, China Mobile, ha condiviso con alcuni media i dati degli spostamento dei suoi utenti affetti da virus: dal treno preso, fino alla metropolitana o al supermercato. Tutto ciò è servito a tracciare, in determinate città, la possibilità di contagio. Quindi mentre in Italia ci affidiamo agli ordinari strumenti di controllo ed autocertificazioni cartacee, che devono passare di mano in mano, in Cina il contatto fra agenti e cittadini è ridotto al minimo.


E LA PRIVACY?
Molte di queste app richiedono specifiche registrazioni con dati personali, rischiando di creare pesanti ripercussioni sulla privacy dei cittadini cinesi. Attualmente non c'è una grande trasparenza sul modo in cui il governo di Pechino stia effettuando i controlli incrociati. Più le app diventano diffuse, più cresce la paura che si possano verificare casi di discriminazione verso i cittadini infetti da coronavirus. É la faccia della medaglia più inquietante di questa storia.


QUALI SONO LE SFIDE POSTE DALL'INTELLIGENZA ARTIFICIALE?
Lo sviluppo tecnologico di questi ultimi 20 anni ci ha portato a fare i conti sempre più spesso con, AI, Big Data, social network, e-commerce, fake news, hate speech. L'evolversi del rapporto tra comunicazione e tecnologia e profilazione porta a chiederci: a chi stiamo affidando la gestione dei nostri dati che rappresentano la nostra seconda identità? La protezione dei dati personali è il tentativo concreto per rispondere a questa domanda. Nasce così la direttiva sul tema, la n. 95/46. É opinione diffusa che l'epoca dei dati abbia messo in questione il concetto stesso di DATO come datum, cioè appartenente al passato, e perciò statico e "fotografabile". Nel data deluge, in effetti, le informazioni sulle interazioni tra individui – quali parole usano, ad esempio, o come si polarizzano le opinioni – sono un flusso in continuo movimento [3


COSA RIMANE, QUINDI, DOPO IL VIRUS?
Sicuramente rimarrà un enorme problema di privacy per il popolo cinese, che ha sacrificato ancor di più la sfera di riservatezza dei propri cittadini. Ad ogni modo rimarrà un faro, un modello a cui rifarsi anche in questa piena fase di crisi, per un'Europa che sembra non aver capito ancora in che direzione andare. Rimane l'enorme senso di smarrimento, ma allo stesso tempo la voglia di farcela ed imparare l'uno dall'altro. Guardiamo alla Russia oggi, uno degli Stati meno impattati al mondo, pur essendo un Titano che collega più continenti. L'economia va avanti ma con misure di protezione che noi abbiamo completamente ignorato due mesi fa, quando eravamo quasi convinti di essere immuni al virus, d'altronde "è una semplice influenza" dicevano. Così rimane il rammarico perché queste misure sarebbero state ben più efficaci se applicate estensivamente quando il virus era ancora un "fenomeno" esterno al Paese. Ora, infatti, le misure di contenimento tecnologico sono in parte inutili perché ormai il virus è un fenomeno e ci siamo dovuti arrendere all'isolamento per contrastarlo ma come si sul dire meglio tardi che mai!

 

[1 ] "Sorveglianza digitale", Cecilia Attanasio Ghezzi, E&M Plus China Watching, 2019.


[ 2 ] "Coronavirus, l’intelligenza artificiale di Alibaba lo identifica in 20 secondi con una Tac", B. Sim, Ilsole24ore, 2020.

[3] Le politiche del Popolo: volti, competenze e metodo, Francesco Occhetta, ed. San Paolo, 2020.
Rossella Avella

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