In Europa qualcuno si ricorda dell’Etiopia?

Un continente a due passi da noi, ma fin troppo dimenticato.

Articolo di Emanuele Gentile.

L’Africa continua ad essere dimenticata e c’è voluto un articolo impietoso dell’Economist in data 22 aprile per ricordarcelo. Nello specifico l’articolo ci vuole rinfrescare la mente su quanto sta accadendo in Etiopia o per meglio dire nel Tigrai. Ah non sapete cosa sta succedendo lì?

Certo i mass-media hanno altro a cui pensare e non possono ricordarsi dell’Etiopia o Tigrai che sia. Dovete sapere che agli inizi del novembre dell’anno scorso il Premier etiope premio Nobel alla Pace (sic!) Abiy Ahmed Ali ha dichiarato guerra al Tigrai.

Come molti di voi sapranno l’Etiopia è una repubblica federale e il Tigrai è uno degli stati che compongono la federazione etiope. Bisogna dire che questo leader ha uno strano modo di risolvere i problemi.

Invece di scegliere la via della pace preferisce quella della guerra.

Strano modo davvero per risolvere i problemi. Comunque sia la guerra è continuata nel più assoluto silenzio dell’Occidente “alias faro di civiltà”. E per fortuna che abbiamo l’Economist che in un pezzo ci ricorda che il Tigrai sta morendo di fame. Questo deve essere il risultato delle politiche messe in atto dal Premier etiope per risolvere una buona volte per tutte il fastidioso problema rappresentato dal Tigrai. Tutto è condensato in un’articolata cartina geografica dove viene rappresentata in maniera drammatica la situazione in cui versa il Tigrai.

In molte aree, soprattutto al Centro e al Nord siamo alla piena emergenza alimentare. Mentre nelle aree occidentali e orientali del paese siamo in una situazione critica, ma non certo simile alla drammatica situazione in cui versano le contee centrali e settentrionali del paese. Secondo l’ONU il Tigrai prima della guerra non registrava alcuna crisi alimentare. Ora sono 4,5 milioni gli abitanti che si trovano in seria crisi alimentare. Inoltre le forze eritree ed etiopiche si dilettano a bombardare le riserve d’acqua lasciando interi territori senza acqua. In più, secondo la World Peace Foundation (WPF) in un rapporto rivela che il governo etiope blocca gli approvvigionamenti alimentari. Altre organizzazione accusano il governo di Addis Abeba di aver “trasferito” dai 700.000 ai 2,2 milioni di tigrini altrove. Una cosa che ci ricorda la tristemente guerra dei Balcani ove il trasferimento della popolazione era una pratica ricorrente per un disegno di annichilimento etnico. A ciò aggiungasi 60.000 rifugiati nel vicino Sudan. Per non parlare che mancano del tutto farmaci, beni di prima necessità, materiale igienizzante e tanto altro ancora. Si à calcolato che nel Tigrai muoiono dalle 50 alle 100 persone al giorno.

In breve, le dichiarazioni sul rispetto dei diritti umani rilasciati ad ogni occasione dai leader europei e dalle massime istituzioni europee che fine fanno? Sono solo parole buttate al vento.

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