Il futuro e la metamorfosi dell’Europa

Un incontro per far ripartire l'Europa

Articolo di Roberto Castaldi per Euractiv

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Mentre il 19 giugno esordiva la prima plenaria della Conferenza sul futuro dell’Europa con rappresentanti delle istituzioni europee, nazionali, locali e cittadini estratti a sorte, a Taormina il Taobuk Festival ospitava il convegno “La metamorfosi d’Europa” organizzato insieme al Think tank Vision. Da un lato l’avvio di una Conferenza che per un anno vedrà iniziative d’ogni genere volte a raccogliere idee per disegnare l’Europa del futuro e avviare auspicabilmente un grande processo di riforma dell’Unione. Dall’altro un incontro di esperti, politici, comunicatori volti ad analizzare le trasformazioni già in atto e ad individuare idee per il futuro.

Se la presenza dei cittadini ha portato una ventata di aria fresca nei dibattiti della Conferenza sul futuro dell’Europa, resta il fatto che i media europei ne hanno parlato ben poco. Ed è dallo sviluppo di un vero dibattito europeo che dipenderà in larga misura il successo della Conferenza.

Al contrario la presenza di molte personalità della politica e della cultura a Taormina ha dato visibilità a un evento che ha messo in rilievo molte idee e spunti che potrebbero essere utili per la Conferenza. Il più importante è l’assoluta necessità del superamento dell’unanimità in tutti i processi decisionali dell’UE.

Dai temi fiscali e del Next Generation EU, fino alla politica estera, di sicurezza e di difesa; anche a costo di andare avanti a più velocità, come ribadito da Romano Prodi.

Il Commissario Gentiloni ha parlato della prospettiva della riforma del Patto di Stabilità e crescita e della necessità di rendere permanenti gli strumenti fiscali e di debito comune del Next Generation EU verso la creazione di un Tesoro europeo per completare il momento hamiltoniano dell’Unione e arrivare a un bilancio europeo intorno al 5%, in grado di favorire investimenti e crescita, contribuendo così alla convergenza economica e alla sostenibilità dei debiti nazionali pregressi. È chiaro però che se gli investimenti saranno di competenza dell’Unione, agli Stati membri rimarrebbe la spesa corrente, e non ci sarebbero ragioni per ulteriori indebitamenti nazionali.

Altri hanno sottolineato l’importanza di salvaguarda l’area Schengen e di rafforzare le competenze dell’UE in materia di sanità. Molti l’utilità una politica europea dell’economia digitale a 360° gradi, non incagliata solo nella ricerca della base legale per le proprie azioni, ma in grado di unire in una visione unica gli aspetti regolatori, fiscali, industriali, di ricerca, indispensabili per proteggere i diritti dei cittadini, l’economia europea e sviluppare campioni europei in grado di competere sul piano mondiale.

Grande convergenza sulla necessità di rafforzare le politiche dell’istruzione e della ricerca, con proposte concrete sull’espansione di Erasmus anche alle scuole superiori, del servizio civile europeo, e di un’educazione civica europea capillare.

Fuori dal coro Giorgia Meloni, che ha proposto la visione confederale di De Gaulle, in cui gli Stati nazionali restano la base della sovranità e della democrazia e agiscono nell’UE a tutela dei propri interessi nazionali, rilanciando una narrazione anti-euro e in cui l’Italia sarebbe vittima di Francia e Germania. Tesi poco credibile mentre parte il Next Generation EU di cui l’Italia è il primo beneficiario con quasi il 40% delle risorse, e destinata a dividere almeno in parte il centro-destra italiano.

Nell’insieme un contributo importante di idee e riflessioni nel quadro del percorso della Conferenza sul futuro dell’Europa e del più ampio processo in corso di metamorfosi dell’Unione, che rafforza progressivamente la sua rilevanza, la sua capacità di fornire beni pubblici e rispondere alle esigenze dei cittadini, e quindi la sua natura di unione politica a carattere sempre più federale.

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