Patto di stabilità/ La mossa tedesca che cambia le regole Ue

«L’accumulazione di risparmi attraverso il lavoro diventa il fine ultimo dell’esistenza... Questa predisposizione etica appare irrazionale perché il profitto cessa di essere un mezzo per procurarsi piacere».

Articolo di Francesco Grillo per Il Messaggero

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Nel capolavoro che investiga il rapporto tra morale protestante e spirito del capitalismo, Max Weber fornì – cento anni fa - la più potente descrizione di quella che fu la frattura che spezzò l’unità dell’Europa cristiana in due mondi.

L’Europa Unita fa della ricucitura di quello strappo la sua più difficile scommessa: su questa contraddizione lo stesso euro ha trovato un fragile equilibrio che, per anni, ha conservato solo grazie al feroce pragmatismo di una donna – Angela Merkel – nata dalla parte sbagliata del muro di Berlino. Tuttavia sarà un microscopico virus che ricomporrà metriche e valori che sono sembrati, per anni, non conciliabili.

Evoca clamorosi ricordi storici la proposta di bilancio presentata ieri dal ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, che pochi in Italia hanno notato e che, però, potrebbe diventare la pericolosa, eppure unica ciambella di salvataggio alla quale aggrapparci per sopravvivere ad un momento difficile che non è neppure cominciato.

La proposta di bilancio presentata ieri al governo federale ratifica un aumento dell’indebitamento per il 2020 di 218 miliardi di euro dovuti quasi per intero ad un possente ammortizzatore sociale (il cosiddetto Kurzarbeitergeld che, automaticamente, fa arrivare sul conto corrente dei lavoratori un indennizzo per qualsiasi taglio di orario subito dalle imprese che si adattano all’epidemia). In un solo anno l’indebitamento della Germania va, dunque, dal 60 al 75%.

E, tuttavia, c’è molto di più nel documento di pianificazione finanziaria del Paese che anticipò gli altri sancendo nella sua stessa Carta Costituzionale l’impossibilità di fare debito: il Governo federale potrebbe continuare a finanziare in deficit il supporto alle imprese e alle famiglie almeno fino al 2024.

Ciò non potrà non avere conseguenze sul Patto di stabilità e crescita che governa l’euro, perché è la Germania stessa ad aver voluto e difeso quelle regole (Romano Prodi, da presidente della Commissione Europea, le definì stupide). Anche se, ovviamente, la Germania può permettersi certi rischi. Quel patto è attualmente sospeso e, a questo punto, comincia ad essere probabile che sia riacceso solo dopo averne rivisto strutturalmente non solo gli algoritmi ma la sua stessa logica.

Il cambiamento di predisposizione dei tedeschi può, in realtà, essere decisivo per l’Italia: potrebbe salvarci da un iceberg che sembriamo non aver neppure avvistato.

Tuttavia, ottenere un “perdono” effimero può esporci a disastri ancora peggiori se non utilizzeremo ogni euro – di maggior deficit concesso dalla rimozione temporanea di vincoli europei, di maggiori investimenti resi possibili da Next Generation Eu – in maniera tale da ottenere un ritorno superiore a quanto speso ed in tempi brevi.

Di certo, il 2021 può essere peggiore – per i conti pubblici - dell’anno in corso. In un paper pubblicato subito prima dell’Estate da due ricercatori (Maria Costanza Cau e Antonio Negro) del Think Tank Vision si individua nel crollo delle entrate tributarie nel 2021 (calcolate – per la struttura stessa del nostro sistema tributario – sui redditi del 2020) che, da solo, può variare dal 13 al 25% delle imposte che lo Stato dovrebbe (è giusto usare il condizionale per scontare fallimenti solo rimandati) nell’anno in corso.

L’aumento degli interessi su un debito pubblico che è, comunque, aumentato e il protrarsi dei sussidi che stanno facendo galleggiare milioni di lavoratori ed imprese possono fare il resto e riproporre fabbisogni finanziari simili a quelli che la Nota di Programmazione Economica e Finanziaria aveva già previsto per il 2020.

Gli stessi aiuti di Next Generation Eu, che arriveranno non prima della seconda metà dell’anno, sono destinati ad investimenti e non possono coprire deficit ulteriore: è, dunque, questo il vero iceberg che dobbiamo evitare anche perché i mercati non avranno la stessa pazienza dei nostri compagni luterani che sembrano convertirsi alle ragioni del deficit temporaneo.

Neppure un euro possiamo, dunque, permetterci di sprecare. Anche perché dovremo restituire tutto (anche i finanziamenti a fondo perduto che, comunque, diventano maggiori contributi al bilancio comunitario) e non abbiamo la solidità dei tedeschi. Preservare l’equilibrio dei conti, aumentando la capacità di crescita, è l’unica strada per rimanere sovrani (come pretendono politici che dimenticano che la sovranità va conquistata e difesa con i risultati) e, persino, per avanzare una proposta credibile per cambiare regole europee concepite per un altro secolo. La stabilizzazione del quadro politico determinata dai risultati elettorali può garantirci le condizioni politiche per riuscire. Ci mancano, ancora, risorse tecniche e idee che non si limitino a riecheggiare mantra vuoti di contenuti (la digitalizzazione che diventa finalizzata a se stessa e non un mezzo per raggiungere obiettivi, ne è l’esempio più chiaro).

In fondo se i luterani si avvicinano a certe flessibilità mediterranee, è vero anche che di quella etica dobbiamo, subito, adottare l’idea che la vera questione morale è concepire, finalmente, un progetto che sia interamente pensato per le generazioni che dovranno inventare un modello di sviluppo e di società completamente nuovo.

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