Progettare una scuola da ventunesimo secolo

I cambiamenti per la scuola del domani

Gli autori del paper di Vision sono Francesco Grillo, Stefania Baroncelli, Marina Campanile, Alberto Bramanti, Giulio Cesare, Nicola Bellini, Stefano Campostrini, Giulia Torrelli.

Scuola lezione

La scuola è l’unico luogo nel quale si può progettare un futuro possibile.

Dopo la PANDEMIA è possibile che nessuno possa contestare quest’affermazione. Non riusciremo, neppure, ad immaginare la forma del futuro – non quello lontanissimo, secondo gli standard occidentali ormai appiattiti sulla cronaca, del 2050, ma quello che c’è piombato addosso con la sinistra, efficacissima violenza di un VIRUS – se non riusciremo ad utilizzare tutta la creatività di chi, oggi, ha tempo di studiare. Se non riusciremo a liberare l’energia delle ragazze e dei ragazzi che più tempo passeranno in questa dimensione – il futuro, appunto – per la quale non abbiamo ancora neppure una teoria.

Si progetterà con la Scuola (e certamente nelle Università) il “nuovo normale” che ospiterà le nostre esistenze. Sarà dalla forza, dalla competenza, dal talento degli adolescenti, delle ragazze e dei ragazzi, che dipende l’esito della STORIA che stiamo vivendo.

In questo senso, la battaglia sulla SCUOLA – è la prima intuizione di VISION – va giocata su un piano linguistico diverso: quello dell’efficacia e dell’inclusività e, ancor di più, quello etico che si riserva alle grandi questioni morali.

L’etica in fondo non è che quel piano assai fondante di regole (poche, naturali) che preservano una civiltà, uno “stile di vita” (come lo chiama il Presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen) dalla propria estinzione.

Se oggi non ricominciamo dalla Scuola, diventiamo (o forse già siamo) una società in decomposizione. Morta già dentro forse. Nella perdita di entusiasmo e di prospettiva.

Certo – ne parleremo – la chiusura delle scuole (sono le prime ad essere state serrate e le ultime ad essere riaperte) ha effetti devastanti anche sulla possibilità dei genitori di lavorare e, soprattutto, sulle donne. Sui loro livelli occupazionali e possibilità di realizzarsi.

Uno Stato che ha visione non può però che investire in istruzione, soprattutto perché “siamo quello che conosciamo”.

La forza di un Paese, di una città, di una famiglia, di un’azienda è direttamente rapportata a quanta conoscenza possiede. Conoscenza intesa come e strumenti per dare senso alle cose (penso che siano altrettanto indispensabili) e competenze rilevanti per risolvere problemi.

Certo le chiusure delle Scuole non rigardano solo l’Italia: nei calcoli di UNESCO ancora oggi - 7 Ottobre 2020, a quasi un anno dall’inizio dell’epidemia – ci sono 761 milioni di studenti su un totale 1,4 miliardi in PAESI nei quali le scuole sono “parzialmente aperte” (tra di essi gli Stati Uniti e la Cina, il Canada e l’Australia, la Spagna e la Romania nell’Unione). In altre nazioni (compresa l’India che ha la più vasta popolazione di alunni e il Brasile) le chiusure sono totali. In Italia, le scuole dopo sei mesi hanno provato a tornare alla normalità ma almeno alle Superiori la chiusura totale in numerose regioni italiane (ed il ritorno alla didattica a distanza) sembra inesorabile e con essa le scuole superiori italiane si apprestano a ridiventare quelle che sono state chiuse più a lungo nel mondo.

“Siamo quello che conosciamo” e ciò dovrebbe essere ancora più ovvio in un Paese, come l’Italia, che è letteralmente pervaso – più di qualsiasi altro del mondo secondo le classifiche UNESCO – dai simboli della conoscenza.

Eppure, i dati sembrano dire che l’Italia ha, da tempo, scelto di non ... avere futuro. Secondo l’Eurostat [Fig.1] nel 2018 il rapporto della spesa pubblica in pensioni (che è una forma di reddito che spetta a chi, tecnicamente, ha lasciato il mondo del lavoro) è quattro volte superiore a ciò che investiamo (dagli asili alle università) nella formazione di chi nel mondo del lavoro deve ancora entrarci.

Tavola 1: Rapporto della spesa pubblica in pensioni/istruzione 2018

grafico 1 scuola

 

Fonte: Vision su dati Eurostat

Tale situazione non è neppure spiegata dalle caratteristiche demografiche. In nessuno degli altri Paesi europei a noi più simili per percentuale di ultrasessantacinquenni (Germania, Francia, Spagna), quel rapporto arriva a 3. Siamo semplicemente il Paese con la spesa pensionistica più alta dell’Unione e quello con la più bassa spesa in educazione. E quel rapporto tra spesa in passato e investimento in futuro è, peraltro, previsto dai DEF degli ultimi cinque anni in inesorabile aumento fino al 2040.

È solo buon senso, però, che la Scuola – da ciò parte VISION – sia il “centro” attorno al quale una società si riorganizza per tenerla aperta, viva, forte. Anche in tempi di COVID19. Anche se le priorità italiane risultavano invertite da tempo rispetto a ciò che suggerirebbe la voglia di sopravvivere di un sistema. Ed il buon senso.

Questa versione paper estrae dalla proposta di VISION tre sezioni che trattano, in sequenza: un’introduzione al problema (chiudere le scuole) e ai suoi costi finanziari e politici (§ 1); una sintesi del progetto articolato in sette criteri chiave (§ 2); mentre la sezione finale è dedicata al “che fare”, riposizionando l’intero percorso e le proposte che ne derivano all’interno di finanziamenti pubblici (e quelli europei di NEXT GENERATION EU e del prossimo bilancio comunitario 2021 – 2027), nonché privati (§ 3).

Due premesse, tuttavia, ci appaiono importanti:

  1. Innanzitutto è un lavoro da considerare in progress (dunque finalizzato all’apertura di un dialogo con il Ministero) e che è frutto di competenze diverse, interne ed esterne al mondo della Scuola; ciò risponde alla più generale convinzione che VISION ha che stiamo affrontando problemi complessi e che richiedono, cioè, approcci interdisciplinari, laddove la presenza di visioni esterne – economisti, genetisti molecolari, managers, computer scientists – possono fornire idee non convenzionali e quella di esperienze di settore – presidi, insegnanti, studenti – contribuiscono a valutare la fattibilità delle idee;
  2. Inoltre sul piano finanziario (e del contributo a NEXT GENERATION EU) VISION prova ad andare oltre la logica del finanziamento pubblico (e delle schede che la Presidenza del Consiglio sta raccogliendo rispetto alla “Recovery and Resilience Facility”); partiamo dall’identificazione di “riforme” che erano necessarie da tempo e che la pandemia rende urgenti; ne valutiamo il costo; allarghiamo l’orizzonte oltre i finanziamenti europei (che possono coprire investimenti) per comprendere come possano essere mobilitati i capitali privati (donazioni, sponsorizzazioni, ..) e gli impegni (di tempo, di tecnologie, ..) di singoli cittadini e imprese che decidono di “stringersi” attorno alla Scuola. Tale metodo rende, peraltro, assai più forte la proposta alla Commissione Europea.

Il paper completo contiene anche uno sviluppo più di dettaglio delle sette azioni e della stima dei costi.

Follow Us

Partner

vision and value logo

© 2021 Vision & Value Srl | vicolo della Penitenza 10 – 00165 Roma | P. IVA 04937201004
Credits elmweb